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    Arte

    Palazzo Primavera a Villa da Piedi, è uno dei più antichi edifici non religiosi del borgo, risalente al XVI secolo, pur contando alcuni visibili rimaneggiamenti successivi.

    Di notevoli dimensioni, il palazzo mostra una facciata rettilinea con tre portali al piano terra, il centrale più ampio, che consentivano l’accesso alla zona “industriale”, ovvero quella destinata all’attività della famiglia Primavera, la lavorazione e tintura delle lane. 

    L’arte della lavorazione della lana, strettamente legata all’economia pastorale, dovette avere   origini piuttosto antiche a Bolognola: l’attività della famiglia Primavera ne costituì il più  importante esempio a livello proto-industriale; si trattò però, beninteso, di una piccola industria, ancorché apprezzata e pregiata (si possiedono memorie di stoffe di lana scarlatta esportate in Inghilterra con relative bolle d’accompagnamento).

    I motivi di maggiore interesse decorativo sono concentrati nel terzo livello, il piano nobile, dove troviamo affreschi a trompe-l’oeil e grottesche. Al di sopra del piano nobile si trovano altri ambienti, il più interessante dei quali è una stanza tagliata a metà da un’enorme trave posta a mezza altezza, probabilmente con funzione di stenditoio.

    Il Palazzo Maurizi, sede comunale, similmente a quello dei Primavera, ha uno sviluppo su tre livelli con alcuni solai al di sopra del piano nobile: l’inferiore, ossia la zona industriale, possedeva un livello seminterrato per lo stoccaggio dei materiali.  L’apparato decorativo, decisamente più articolato di quello del palazzo di Villa da Piedi, fu realizzato nel 1824 dal pittore camerte Luigi Spazza. Stilisticamente l’autore sembra essersi ispirato, in particolare, alla pittura pompeiana del II e IV stile, a suggestioni provenienti dalle decorazioni romane a bassorilievo nei trompe-l’oeil monocromi ed al Mausoleo di Augusto per le ghirlande e i festoni, mentre per le  grottesche il richiamo evidente è la neroniana Domus Aurea, archetipo comune a tutte le raffigurazioni di questo tipo ad essa successive.

    Le stanze del lato posteriore del palazzo sono convenzionalmente individuate, in base alle loro rispettive decorazioni, con i nomi di Sala delle Sfingi (quella che funge da atrio del piano) a sinistra della quale si aprono la Sala della Creazione, e la Sala delle Meduse, mentre a destra di essa si susseguono, anch’esse collegate dall’infilata delle porte, la Sala di Giove e la Sala di Abramo. Le stanze prospicienti la facciata, più grandi delle precedenti, sono due: la Sala di Diana o Sala Azzurra ed il più ampio Salone dei Centauri.

    Dal punto di vista architettonico, l’attuale Matrice di S. Michele non dice nulla, trattandosi di una completa riedificazione in stile neogotico, successiva a due catastrofiche slavine che colpirono il paese nel 1930 e nel 1934.

    Ad oggi vi sono corsevate due opere d’arte di grande importanza: la prima è un affresco staccato dalla diruta chiesa di S. Maria a Piè del Sasso raffigurante una Crocifissione.  L’altra opera è una tavola firmata da Giulio Vergari da Amandola e datata 1519: si tratta di una delle più antiche raffigurazioni della Madonna del Rosario nelle Marche, commissionata all’artista proprio dalla Confraternita del Rosario. Nella chiesa di S. Michele Arcangelo si trovava anche una tavola, originariamente collocata al di sopra dell’altare maggiore, finora attribuita al pittore camerinese Girolamo di Giovanni e raffigurante la Madonna con Bambino e i santi Giovanni Battista, Fortunato, Nicola da Bari e Michele Arcangelo; è oggi custodita nel Museo Nazionale di Palazzo Venezia a Roma. 

    La chiesa di S. Nicolò, la cui costruzione è collocabile tra la seconda metà del XVI e l’inizio del XVII secolo, era seconda per importanza solo alla Matrice di S. Michele Arcangelo. Nel 1694 ricevette il titolo parrocchiale guadagnando una maggiore indipendenza, tranne che nell’amministrazione dei battesimi che continuò ad essere prerogativa unica della Matrice. La chiesa di S. Nicolò non mostra, in verità, tratti interessanti né dal punto di vista architettonico-decorativo, né dal punto di vista delle opere collocate all’interno: anche se l’edificio è documentato a partire dal XVII secolo, nelle sue forme attuali è il frutto di una completa riedificazione ottocentesca, in quanto, in seguito alle slavine degli anni Trenta del Novecento, fu sottoposto a restauri tra il maggio e l’ottobre del 1940.

    Allo stato attuale delle cose, pertanto, l’elemento più antico della chiesa è l’organo a mantici, che dovrebbe risalire al Settecento.

    La Chiesa S. Maria delle Grazie (Villa da Capo), dal punto di vista architettonico e decorativo, è la più notevole di Bolognola, non avendo inoltre subito nella sua storia, contrariamente a tutte le altre, devastanti  danneggiamenti né interventi di restauro dissennati che ne abbiano snaturato il valore. L’anno della sua fondazione è incerto: è tuttavia possibile dentificarla con l’edificio di cui si parla in un documento dell’agosto 1630.

    All’interno troviamo varie decorazioni e statue in stucco che rappresentano una sorta di Biblia pauperum barocca, nonché un dipinto datato 1824 dal pittore camerte Luigi Spazza, l’immagine della Madonna con Bambino al di sopra dell’altare maggiore e due tele collocate ai due lati dello stesso altare, raffiguranti rispettivamente s. Maria Egiziaca e s. Macario Eremita.

    L’organo originario della chiesa, fu acquistato e qui collocato nel 1827, mentre lo strumento attualmente presente nella chiesa, un Fedeli del 1826 fu acquistato prima del 1850.